Social Card (Carta Acquisti): a cosa serviva e da cosa è stata sostituita

 

La Social Card, nota anche come Carta Acquisti, era uno strumento di sostegno economico istituito per aiutare fasce vulnerabili della popolazione italiana.
Questa carta elettronica veniva ricaricata dallo Stato per coprire spese alimentari, bollette di gas e luce e alcuni acquisti essenziali.
Il beneficio ammontava a 40 euro al mese, accreditati ogni due mesi per un totale di 80 euro bimestrali.

I destinatari della Social Card erano principalmente anziani (over 65) e famiglie con bambini sotto i 3 anni, ma solo se rispettavano determinati requisiti reddituali e patrimoniali.
Ad esempio, il patrimonio mobiliare non doveva superare una soglia stabilita, e l’ISEE doveva essere molto contenuto.
Il meccanismo di accredito era gestito da INPS e Poste Italiane: le somme venivano caricate sulla carta, utilizzabile nei negozi convenzionati e per il pagamento di bollette presso gli uffici postali.

Perché la Social Card è “scomparsa”

Dal 1° dicembre 2017 la Social Card, nel suo formato originario, è stata progressivamente sostituita dal Reddito di Inclusione (REI).
Il REI ha introdotto nuovi requisiti per accedere al sostegno: non bastava più avere un basso ISEE, ma occorreva anche soddisfare condizioni di inclusione attiva, come l’impegno nella ricerca di lavoro o in percorsi sociali.
Chi beneficiava già del SIA (antica forma del sostegno) poteva essere abilitato a prelevare contanti anche dalla carta, entro un limite mensile di 240 euro.

Per mantenere il diritto al REI, era necessario sottoscrivere un progetto personalizzato insieme ai servizi sociali del proprio Comune.
Questo cambiamento ha trasformato la Social Card: da semplice “bonus spesa” è diventato uno strumento più complesso di inclusione sociale.
L’idea era quella di passare da un sussidio passivo a una misura che richiedesse una partecipazione attiva da parte dei beneficiari.

Come funzionava la Social Card

Con la carta si potevano fare acquisti solo in negozi convenzionati, ovvero supermercati, farmacie, parafarmacie che accettavano il circuito Mastercard.
Si poteva anche usare la carta negli uffici postali per pagare bollette elettriche o del gas.
Inoltre, era previsto uno sconto del 5 % negli esercizi aderenti, eccetto per farmaci soggetti a ticket.

La carta non poteva essere ricaricata dal titolare: tutte le somme venivano accreditate dallo Stato.
Nel 2018, con l’arrivo del REI, la carta ha aggiunto la funzione di prelievo di contanti (fino a 240 euro/mese), ma con commissioni: 1 € per ATM Postamat, 1,75 € per altri ATM Mastercard.
Il saldo e i movimenti si potevano controllare tramite ATM Postamat o con SMS, attivando il servizio offerto da PostePay.

I limiti e i requisiti della Social Card storica

Uno dei vincoli principali era il reddito ISEE: per gli over 65 e per i genitori di bambini piccoli, la soglia era molto bassa.
Altri limiti riguardavano il patrimonio mobiliare, che non poteva superare una certa cifra (es. 15.000 euro).
Inoltre, chi guadagnava troppo o possedeva determinati beni immobiliari non era ammesso al beneficio.

Dal punto di vista amministrativo, per presentare domanda si doveva compilare un modulo presso gli uffici postali o tramite CAF, allegando la DSU per il calcolo dell’ISEE.
La carta non scadeva, ma per continuare a ricevere la ricarica era necessario che l’attestazione ISEE restasse valida nel tempo.

Cosa cambia oggi: il REI e le misure alternative

Con il REI, il sostegno economico ha assunto una forma strutturata e moderna.
Non è più semplicemente una carta per spese essenziali, ma una misura che richiede la partecipazione a un progetto di inclusione: formazione, ricerca attiva di lavoro, collaborazione con i servizi sociali.
Gli importi variano in base alla composizione del nucleo familiare: più persone ci sono, maggiore è il beneficio, ma ci sono anche obblighi di reinserimento sociale.

Il REI ha raccolto parte delle funzioni della vecchia Social Card, ma con un meccanismo più complesso e vincolato.
Chi era già titolare della Social Card è stato abilitato a prelevare fino al limite stabilito (240 €), ma non tutti hanno necessariamente migrato automaticamente al REI: occorreva verificare i requisiti.
Inoltre, il REI non è l’unica misura di contrasto alla povertà: negli ultimi anni sono nate altre forme di supporto sociale su base locale o nazionale, definite dai comuni in collaborazione con l’INPS.

Perché è utile conoscere la storia della Social Card

Capire cosa fosse la Social Card è importante per diverse ragioni.
Innanzitutto, molti cittadini attuali potrebbero confondere la Carta Acquisti con misure più recenti, ma le regole sono cambiate.
In secondo luogo, conoscere i passaggi legislativi (SIA → REI) aiuta a comprendere il disegno politico-sociale italiano: il welfare non è più solo assistenza, ma inclusione.

In più, chi ha avuto la Social Card in passato potrebbe aver diritto a misure simili o alternative oggi.
È utile verificare nei comuni o con i CAF quali sostegni esistano, perché il panorama delle politiche sociali continua a evolvere.
Infine, la storia della Social Card è un esempio concreto di come uno strumento di emergenza sia diventato un tassello strutturale del sistema di protezione sociale.